BASKETBALL STORIES: TU VUO’ FA’ L’AMERICANA

Azle, cuore del Texas. A circa mezz’ora d’auto da Fort Worth, un’oretta da Dallas. E’ qui che la “nostra” Alice Raggio, classe 1998, sta frequentando la locale High School, per quella che considera come “l’esperienza più straordinaria della mia vita, che sicuramente porterò sempre nel cuore”.

Seguendo le immaginarie orme di Carola Segale, che lo scorso anno era di stanza alla Hopkinton High School nel Massachussets, Alice (che frequenta a Rapallo il Liceo Linguistico) ha intrapreso questo anno di studio all’estero. “E’ una decisione che ho maturato assieme ai miei genitori che mi hanno seguito passo per passo nella preparazione e ovviamente nell’aspetto economico, che non è secondario. E’ una esperienza che mi sta arricchendo sotto diversi aspetti, non ultimo quello sociale: il rapportarsi con persone di diverse estrazioni e abitudini è fantastico. Davanti agli occhi ti si spalanca un panorama a 360° su tutto, la lingua non è più un problema (dopo pochi giorni capivo già parecchio) e la famiglia che mi ospita è composta da persone meravigliose che non mi fanno mancare nulla”.

Come si articola la tua giornata tipo?

“Tempo di riposare in settimana ne ho pochino, ma non ci si annoia, anzi…alla mattina la sveglia suona presto, prima delle sei. Due/tre volte alla settimana ho allenamento di basket alle sei e mezza, poi scuola fino alle tre e mezza e nuova seduta di allenamento pomeridiana (quella consueta di tutti i giorni). La mia vita sociale si svolge praticamente tutta all’interno della scuola, seguo i corsi e partecipo alle iniziative, che sono molteplici. L’organizzazione è qualcosa di impensabile per noi abituati alle nostre classi italiane. Abbiamo a disposizione strumenti ed insegnanti che si prodigano per venire incontro alle nostre esigenze (proprio come in Italia, vero? n.d.a.) e nulla è lasciato al caso”

E il basket?

“Sono riuscita ad entrare nella squadra della high school delle “Junior Varsity”, la seconda formazione dopo le migliori, per intenderci. abbiamo una allenatrice in gambissima che riesce a dare ad ognuna il giusto spazio. Il nostro nickname è Lady Hornets e qui tengono molto al senso di appartenenza: infatti spesso e volentieri alle nostre partite assistono giocatori e giocatrici delle altre annate, facendo il tifo per noi, che ovviamente ricambiamo quando andiamo a vederli giocare. E’ bello questo clima che si crea tra gli studenti”.

Cosa ti senti di dire a chi è interessato a questo tipo di esperienza?

“Sicuramente  la consiglio, ti aiuta a capire il mondo, ti rende indipendente e – particolare non trascurabile – apprendi pienamente una lingua straniera: pensate che sono arrivata a sognare persino in inglese. L’ambiente è competitivo, si fatica abbastanza e le giornate sono intense, ma le soddisfazioni personali sono impagabili”.