BASKETBALL STORIES: UN RECORD TIRA L’ALTRO (CON L’INGHIPPO…)

Per una volta, concedete a chi vi scrive un “furto” legalizzato. Questo articolo è tratto da un blog di un misconosciuto adepto della religione cestistica e ve lo riporto integralmente. Casomai foste interessati vi consiglio di dare una occhiata all’indirizzo web: bob-ray-63.blogspot.com dove il suo autore si cimenta con questo genere di scritti. Buona lettura!

 

Sono ormai trascorsi trent’anni, ma quei cinque giorni che intercorsero tra il 5 e il 10 ottobre 1985 rimangono a testimoniare un’epoca. Come sovente accade, cominciò tutto per caso, da una banale dimenticanza di segreteria.

I fatti. Siamo a Lubiana, nell’immediata vigilia del campionato jugoslavo di basket del 1985 (per i più giovani, allora la grande madre Jugoslavia raccoglieva sotto la sua egida tutte le variegate etnie serbe, croate, slovene, montenegrine e quant’altro) e tale Rado Lorbek (appuntatevi questo nome), segretario dello SMELT Olimpija – squadra di punta della comunità slovena – si dimentica dei suoi doveri, ovvero di tesserare tutti i seniores in tempo perchè possano esordire in campionato nella prima giornata, quando era in programma la difficile trasferta di Zagabria, casa del Cibona di Drazen Petrovic. La Federazione fu irremovibile: lo SMELT dovette giocoforza scegliere tra la rinuncia alla trasferta – con conseguente sconfitta a tavolino e penalizzazione – oppure schierare una formazione di ragazzi. Ovviamente, gli sloveni optarono per quest’ultima soluzione. Una soluzione che inaugurò la “cinque giorni” più grottesca del basket slavo.

Al ventunenne Drazen Petrovic non parve vero di scendere in campo e trovarsi di fronte un manipolo di imberbi giovanotti. D’accordo con i suoi compagni (soprattutto del veterano Zeljko Pavlicevic) decise che quello poteva essere il momento di tentare qualcosa di storico: il record di segnature in un singolo incontro, che apparteneva dal 1962 a Radivoj Korac con 74 punti. Drazen mise a referto ben 67 punti in metà incontro, per arrivare a 112 alla sirena finale, frutto di un incredibile 22/22 dalla lunetta e ben 10 triple a bersaglio. La partita – se vogliamo chiamarla così… – si concluse con un eloquente 158-77 per il Cibona e il giovane Petrovic saliva le rampe della scalinata della gloria. Ma non aveva fatto i conti con i rivali giurati dello Zadar.

Probabilmente il nome di Vlade Djurovic vi dirà ben poco. Il buon Vlade all’epoca era il coach dello Zadar, ma nei suoi trascorsi era stato l’allenatore di Petrovic, dal quale non si era separato , diciamo così, in modo del tutto amichevole. Decise che era arrivato il momento di mettere in secondo piano il record del divino Drazen. Nel primo turno di coppa, la sorte gli aveva regalato la scampagnata contro i modestissimi ciprioti dell’Apollon Limassol e, dopo aver maramaldeggiato 121-40 in trasferta all’andata, il ritorno, in programma il 10 ottobre a Zara era poco meno di una formalità. Ma ecco entrare in funzione il piano del coach.

Bisognava trovare qualcuno disposto a battere il record di Petrovic, tutta la squadra avrebbe giocato per lui. Il primo indiziato fu Petar Popovic (padre di Marko attuale giramondo del basket croato), che rifiutò perchè riteneva il gesto antisportivo. Djurovic non si perse d’animo e consultò tutti i titolari, Matulovic, Mladjan, Pahlic e Hrabrov, ricevendo ugual diniego. Al culmine della disperazione si rivolse ad un panchinaro, tale Zdreko Babic, poco utilizzato e neppur particolarmente dotato di talento. Babic accettò, e quello che ne seguì fu una pantomima francamente difficile da commentare. La squadra giocò esclusivamente per lui, che entrò al 7′ e superata la metà campo non tornò più in difesa: bastavano gli altri quattro per contrastare l’Apollon. Gli zaratini smisero addirittura di difendere, invitando gli avversari ad un “corri e tira” senza soluzione di continuità. Con azioni d’attacco al limite del parossismo, il Babic in questione segnò un canestro ogni 17″, al 26′ aveva già superato il record di Petrovic. Concluse la sua “fatica” con 144 punti, mentre la partita-farsa finì, per la cronaca, 192-116 per lo Zadar.

Gli zaratini vinsero anche il campionato in una finale combattutissima proprio contro il Cibona, risolta 111-110 dopo ben tre supplementari. Il record non portò fortuna a Babic, che tornò presto nel dimenticatoio, con una carriera di secondo piano conclusa anonimamente nella seconda serie turca. Ancor meno a Drazen Petrovic, che concluse drammaticamente la sua esistenza in un incidente stradale a soli 29 anni.

Postilla: il Rado Lorbek segretario di cui sopra non è altri che il padre di Domen e Erazem. Forse i tifosi di Treviso si ricordano ancora di quest’ultimo, che per una questione di tesseramento (toh! Guarda caso..) gli costò diversi punti di penalizzazione otto anni fa, con conseguente esclusione dall’Eurolega.

Un commento su “BASKETBALL STORIES: UN RECORD TIRA L’ALTRO (CON L’INGHIPPO…)

  1. Fabio ha detto:

    Bob Ray. Ogni mese una chicca così e noi umili baskettari possiamo ritenerci sereni e soddisfatti! Grande!!

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