C2: IL BUIO OLTRE LA SIEPE

AURORA BASKET CHIAVARI – GRANAROLO GENOVA   46 – 53  (16-10; 22-28; 41-37)

AURORA  Toschi 5, Vercellotti 13, Podestà 6, Terribile 2, Bottino 2;  Buccini 3, Vajra, Gaadoudi 1, Tealdi 14, Sambuceti. – All. Marenco.

GRANAROLO  Coltro 9, Ferri 4, Baldini 13, Jancic 5, Boddi 14;  Varrone, Zaio 7, Muzzi, Costacurta 1. – All. Rocco.

 

La temevamo, è arrivata. L’Aurora rompe definitivamente con i primi due mesi tutti vittorie e primo posto, concede via libera al PalaCarrino ad una versione operaia del Cap/Granarolo che lascia in dono gli attrezzi per raschiare il fondo del barile. Una sconfitta meritata, quasi cercata da una squadra in preda a spasmi illogici che ne tracciano un andamento sinusoidale, con alti e bassi tra un passaggio difensivo ed uno offensivo.

La temevamo, è arrivata. Perchè si può anche non essere d’accordo con chi preconizzava tempi bui per i vedovi-Garibotto, tacciandoli di eccessivo disfattismo, ma tre indizi fanno una prova. E gli sguardi smarriti dei protagonisti nel finale di questo recupero ne rappresentano il manifesto: assieme al capitano, se ne sono andati gambe, anima e cuore di una squadra che al momento si interroga sul proprio futuro. E il tempo è – come spesso avviene – tiranno: domani (sabato) l’Aurora è attesa in quel di Pontremoli, dove i locali vengono annunciati in un buon momento di forma. “Non c’è tregua, non c’è scampo: occorre fare quadrato e uscirne il prima possibile”  è l’unico commento che esce dalla bocca di un delusissimo Giuliano Marenco.

Quasi a sottolineare quanto detto sopra, un brillante avvio (13-4 al 5′ con una coppia di triple di Vercellotti e Podestà) viene presto cassato al primo cedimento morale della truppa che fa sgranare il rosario delle imprecazioni al coach. Un parziale di 2-14 ribalta completamente l’andazzo (dal 19-11 del 2′ del secondo quarto al 21-25 del 7′) a favore del Granarolo e i gialloblù non riescono a frenare gli istinti autolesionisti con possessi schizofrenici, sempre sull’orlo della crisi di nervi. Si smette di attaccare il canestro per affidarsi quasi completamente al tiro da fuori (6/30 il combinato disposto da 2 e 3 punti, equamente diviso in un doppio 3/15), dimenticandosi che sotto le plance si godono vantaggi innegabili di stazza fisica.

Dopo l’intervallo, precipitati a -9 (24-33 al 3′) i nostri rabboccano i collegamenti e stringono le viti difensive in 7 minuti riannodando anche i fili del match: contro-contro-break di 17-4 per chiudere il terzo quarto sopra 41-37. Pare tutto tornato alla normalità? Possiamo stracciare gli appunti improntati al pessimismo? Pia illusione, che viene presto smascherata in un quarto conclusivo da 5 punti in un condensato di errori, con le difese stile “scatole cinesi” dei rossi genovesi che nascondono autentici crotali per i gialloblù. Conclusione amara di una serata dal sapore di fiele dove succede l’impronosticabile.

Già, succede che se giochi male, la conseguenza è la sconfitta e l’inesorabile processo a domino che si abbatte sull’autostima di chi, fino a poco tempo fa, si ergeva in vetta alla classifica dopo aver battuto i favoriti numeri uno di Sarzana. E l’effetto si abbatte sui singoli: le seconde linee chiamate a fare i leader, si perdono, gli specialisti, chiamati a fare altro, si perdono ed i panchinari, chiamati a dare di più, si perdono. E’ un circolo vizioso e le soluzioni possono essere solo due: o provare con tutte le forze e le capacità a ribaltare il trend, oppure non provarci nemmeno. Dopo Pontremoli, un aggiornamento.