MI CHIAMO HAMID E VENGO DA LONTANO…

“Le dita, Alì. Dopo il rilascio del pallone, le dita devono puntare verso il canestro”.

Palazzetto di San Pier di Canne, un pomeriggio qualsiasi: sul campo di gioco solo due persone, padre e figlio. Sono Hamid e Alì Gaadoudi, con  il primo che allena il secondo a tirare da ogni distanza.

E’ oramai quasi un anno che  l’intera famiglia Gaadoudi si è trasferita all’interno del palazzetto dello sport “Carrino”, dove la mamma Fatima ne è la custode. Quello che (forse) la maggioranza dei fruitori dell’impianto non sa è che il papà Hamid ha un passato di giocatore a livello internazionale assai ragguardevole, prima alla guida del suo team, più volte vincitore in patria, poi della nazionale del Marocco, disputando le più prestigiose competizioni del suo continente. Ma facciamocelo raccontare da lui in persona…

GLI INIZI – “Sono nato a Fez, in Marocco,  nel 1972. Ho cominciato a giocare a basket relativamente tardi, intorno ai quindici anni quando, a causa di un repentino innalzamento della statura, venni notato da un allenatore  ed invitato a partecipare ad un provino, per vedere se mi interessava questo sport.  All’epoca praticavo calcio ed atletica, ma avevo provato anche diverse altre discipline, dato che la mia famiglia abitava  all’interno di un vero e proprio villaggio sportivo, dove mio padre lavorava. Ben presto capii che con la pallacanestro mi potevo divertire e,  cosa assai importante, mi riusciva plus facile, insomma come dite voi ci azzeccavo. Per recuperare il tempo perduto, mi allenavo tutti i giorni, anche con ragazzi più grandi di me , dai quali cercavo di carpire il più possibile. In capo a poco tempo entrai a far parte della prima squadra. Era la realizzazione di un sogno, ma anche il giusto premio a tanta dedizione e tanto lavoro con i miei allenatori”.

La squadra nazionale del Marocco prima di una gara dei Campionati Africani.

La squadra nazionale del Marocco prima di una gara dei Campionati Africani. Hamid è al centro della foto con il numero 10.

LA NAZIONALE – “A sedici anni esordii in campionato e grazie alle mie abilità difensive venni chiamato a far parte delle rappresentative nazionali giovanili. Ciò permise al mio nome di essere sui taccuini degli osservatori delle principali squadre del massimo campionato marocchino e  di concretizzare  il mio trasferimento al M.A.S. Fez, la squadra più forte del mio paese. Qui vinsi quattro titoli di campione del Marocco ed esordii nella nazionale maggiore, con la quale partecipai a diverse edizioni della Coppa d’Africa, in Egitto, Tunisia e Liberia, in una delle quali conquistammo la medaglia di bronzo. Certo, il livello di gioco non era quello del top europeo, ma vi posso garantire che incontravamo squadre che avrebbero poi partecipato con onore ai Giochi Olimpici come l’Angola ed il Senegal, tutte in possesso di una ottima organizzazione e con atleti veramente super che poi sono entrati a far parte delle università americane o delle squadre di club del vostro continente”.

Il giovin Hamid Gaadoudi in una foto della sua squadra di club, il M.A.S., tiene vicino a sè un bimbo ben noto...

Il giovin Hamid Gaadoudi in una foto della sua squadra di club, il M.A.S., tiene vicino a sè un bimbo ben noto…

SCHEDA TECNICA  – “Giocavo da ala-centro e spesso dovevo marcare avversari più grandi e grossi di me (considerate che sono alto due metri…), ma tutto questo mi incentivava a dare il meglio di me stesso. In attacco,  la mia principale caratteristica era il tiro da tre punti, che avevo affinato nel corso degli anni. Nella mia carriera ho giocato per dieci  anni al M.A.S. di Fez, ma come potete immaginare non si diventa dei nababbi con il basket in Africa, men che meno in Marocco, dove negli anni novanta si giocava essenzialmente per la gloria. Così, verso il termine della carriera mi reinventai come istruttore Minibasket, perchè mi era sempre piaciuto poter trasmettere la passione sportiva ai bambini. Ma la cattiva situazione economica del mio paese aveva già costretto tutti i miei famigliari ad emigrare in Europa alla ricerca di lavoro. Anche mia moglie Fatima con il piccolo Alì erano partiti per l’estero ed io dopo poco tempo li raggiunsi a Genova, dove intanto Alì aveva cominciato a giocare nella sezione minibasket dell’Athletic. Poi il resto lo sapete, si fece avanti l’Aurora Chiavari e per Alì cominciò un periodo di spostamenti per allenarsi, fino all’inizio di questo 2014, quando ci siamo trasferiti all’interno del palazzetto per consentire a me ed a mia moglie di seguire meglio il ragazzo, sia nella scuola che nella vita di tutti i giorni”.

L’ITALIA – “Del vostro paese apprezzo l’organizzazione e la laboriosità delle persone, ma soprattutto il senso di ospitalità. Come a tutti voi mi fanno rabbia le inefficienze a livello statale e la troppa burocrazia. Per uno straniero è incomprensibile dover passare da un ufficio all’altro senza che nessuno sappia dirti come stanno le cose, aspettare tanto tempo e dover sempre esibire documentazioni su documentazioni. Devo dire però che ci troviamo bene qui a Chiavari, la città è a misura d’uomo, anche se un pochino chiusa: è difficile stringere amicizie, soprattutto per chi, come noi, viene dall’estero. Ma abbiamo incontrato tante brave persone”.

E questo bimbo che prova i primi palleggi, lo riconoscete? Ma sì, è proprio Alì Gaadoudi un metro e mezzo fa...

E questo bimbo che prova i primi palleggi, lo riconoscete? Ma sì, è proprio Alì Gaadoudi un metro e mezzo fa…

 

 

ommenti su “MI CHIAMO HAMID E VENGO DA LONTANO…

  1. Fabio ha detto:

    Bellissimo articolo “natalizio”. L’ennesima conferma della qualità di chi scrive e anche del protagonista di questa storia “a lieto fine”.

  2. francesco alessandroni ha detto:

    Ciao! Mi chiamo Francesco Alessandroni e ho 26anni..da quasi 10anni gioco da semi/professionista (in quanto ho anche un lavoro) nella Serie C italiana con una rapida comparsa in B. Ora mi trovo in marocco con la Mia compagna e domani ripartiro’ per tornare a casa a Senigallia in quanto riprendono gli allenamenti ed il lavoro.son rimasto talmente affascinato da questo paese che non resisto a chiederti se mai fosse possibile fare una esperienza du basket nel campionato marocchino…chi ho incontrato mi ha parlato della squadra du essaouira ma vorrei tanto saperne di piu.se hai la possibilita di farmi avere alcune notizie te ne saro’ infinitamente grato. Ps quest anno milito in C nelle marche alla Stamura Ancona (www.stamurabasket.it) contattami via mail! A presto Francesco Alessandroni

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