C2: MOMENTACCIO AURORA

Si spegne come una candela una Aurora con poca autonomia, capace solo di alcune fiammate nel secondo quarto che rendono comprensibile lo stato generale, al cospetto di un Tigullio sicuramente più affamato e voglioso di dimostrare il proprio valore. Solo quattro giocatori inchiostrano il referto e la panchina – eccezion fatta per Tealdi – depone uno sconfortante uovo (come negli Usa chiamano lo zero) per la terza trasferta consecutiva dopo Vado e Ovada. Ce n’è da affliggere i sogni giallobù di grandeur, presto messi sotto ghiaccio come il ginocchio infortunato di Garibotto – prevista in settimana la risonanza magnetica che chiarirà i tempi di ripresa -, anche se Giuliano Marenco non si era mai lasciato andare a voli pindarici. “Così come non sollecitavo iperboli per le otto vittorie in striscia, cerco di non abbattermi adesso e di focalizzarmi su ciò che dobbiamo migliorare in vista del prossimo match, perchè diventa cruciale interrompere una spirale negativa pericolosa” commenta il coach.

Certo è che questa versione light dell’Aurora convince il giusto, diciamo così. Eccezion fatta per l’inesauribile Vercellotti, comprensibilmente fuori giri dopo 40′ filati in campo dicendo 23 (6/11 nelle triple) e 6 recuperi, il resto della banda sgobba contro una difesa molto energica che chiude bene gli spazi sotto canestro attirando con successo i nostri in un cul de sac. Si illuminano con discontinuità Gabriele Podestà (5/18 dal campo in 36′) e Nicola Tealdi (4/6 ma 5 falli in 23′), che provano a reggere in piedi una situazione claudicante, resa ancor più instabile dall’ assenza di Stefano Bottino messo k.o. da un colpo all’occhio destro rimediato nell’ultimo allenamento.

Come anticipato, il forzato dosaggio controllato della panchina  (Tealdi sesto uomo per non impoverire eccessivamente i cambi) apre i cahiers de doléances del coach, che ottiene 35′ con 0/4 dal campo dai quattro under impiegati: “E’ vero, in queste ultime gare ci manca un contributo essenziale per non far calare troppo gli standard dei quintetti e la squadra ne soffre soprattutto nei secondi tempi (122 punti subiti nelle ultime tre in questi 60′ totali, n.d.A.) perchè deve spendere falli per fatica e frustrazione. Occorre, ove possibile, dare un tangibile segno, con quella personalità che recentemente ci ha fatto difetto“.

Un primo quarto dalla gestazione lenta – rabbrividenti i miseri sei-punti-sei dei gialloblù, ma i biancorossi di casa non fanno molto meglio… – introduce i secondi dieci minuti dove Vercellotti piazza tre tiri pesanti in rapida sequenza provocando un mini-break di 8-0 pro ospite (da 17-21 al 25-21 del 9′): rimarrà l’unico momento sfavillante dei nostri, che vanno a sud nell’autostima consci di non poter reggere le aspettative. Toschi (0/5 in 31′) pencola anonimamente tra campo e panchina, mentre Terribile (3/11 + 8 rimbalzi) è struggente nel centellinare le poche energie di cui dispone. Nemmeno un tecnico alla panchina scuote i gialloblù, che hanno comunque il merito di tener desta la partita pur nel grigiore di una prestazione insufficiente (44-47 a meno 7′) soprattutto con Podestà e Vercellotti.

Coach Marenco ci tiene a levarsi l’ultimo sassolino: “Indubbiamente abbiamo giocato una brutta partita, ma in questo accomunerei anche un arbitraggio un pò puntitivo: abbiamo avuto 4 uomini usciti per cinque falli. Non è una scusante, ma un dato di fatto. Comunque abbiamo fallito troppi tiri liberi (6/18, curiosamente i dodici punti di differenza…, n.d.A.) e non siamo riusciti a contenere l’uno-contro-uno di Wintour, prendendo per tre volte canestro più aggiuntivo dalla lunetta. Sì, sono preoccupato perchè non vedo luce in fondo al tunnel. Spero di sbagliarmi“.

 

TIGULLIO S. MARGHERITA – AURORA BASKET CHIAVARI   65 – 53  (9-6; 24-25; 47-39)

TIGULLIO  Wintour 18, Knight 9, Caversazio 7, Lagomarsino 4, Kourentis 10;  Vidakovic 7, Valera Cuevas, Pincione, Zolezzi, Matchavariani 10. – All. Terribile F.

AURORA  Toschi, Vercellotti 23, Podestà 14, Vajra, Terribile S. 7;  Buccini, Frulli n.e., Gaadoudi, Tealdi 9, Sambuceti. – All. Marenco.

Privo del "gemello", Vercellotti ci ha provato...

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