C2: SI PUO’ DARE DI PIU’

Partiamo da un concetto basilare: la perfezione, intesa come il raggiungimento dell’eccellenza interpretativa del gioco, non esiste a nessun livello. Si va avanti a piccoli passi per migliorare e crescere di partita in partita, cercando – per quanto possiible – di limare gli spigoli, di smussare gli angoli in maniera da incanalare il collettivo verso una idea che per certi versi rimane del tutto empirica, quella cioè di abbracciare il credo del coach che tenta di plasmarla in nome di una concezione che spesso deve fare a pugni con la realtà. Questo lungo preambolo, se non ha avuto il torto di avervi fatto desistere dalla lettura, introduce alcune considerazioni alla vigilia della gara di sabato tra Ardita Nervi ed Aurora Chiavari (a Genova in via Allende, ore 18), valida per la quinta giornata della serie C regionale.

Premessa doverosa, che potrebbe far cadere a domino qualsiasi perplessità successiva:  la ricerca del cosiddetto pelo nell’uovo in una squadra che ha vinto tre gare su tre con scarti abbondanti (mediamente sui 20 punti per allacciata di scarpe) sembrerebbe mero esercizio qualunquistico. Eppure a voler scavare in profondità, tutti siamo concordi nel definire queste prime evoluzioni assolutamente transitorie, contro formazioni che hanno palesato problemi di infortuni o di apparenti condizioni ancora lontane dalla norma. Per dirla breve, siamo sostanzialmente d’accordo con coach Marenco nel dire che l’Aurora non è ancora “on the sunny side of the street”, dal lato illuminato della strada come dicono gli inventori di questo giochino. Ed anche il match con Sestri Levante non ha completamente fugato queste impressioni, che piaccia o no.

L’Aurora di questa stagione può (deve) esprimere il maggior talento  che ha a disposizione evitando di restare intrappolata in quegli attacchi troppo rimasticati che ne denunciano le incertezze quando si arriva oltre il quindicesimo secondo della fase offensiva. Le chimeriche evoluzioni individuali vanno a discapito del reale valore intrinseco di una formazione che – non è un semplice paradigma – è da considerarsi l’egida del collettivo, in quanto composta da atleti che giocano assieme da diverso tempo. E’ assodato che il gioco cosiddetto “a metà campo” non consente ai ragazzi gialloblù di palesare le loro caratteristiche, sovente chi imposta si preoccupa più di fare “il bravo playmaker” aspettando le uscite dei compagni  e quando ciò non avviene si è costretti a prendere il tiro che sceglie la difesa. Questo anche perchè per non sembrare individualisti si rinuncia spesso a tiri più comodi nei primi otto-dieci secondi. E’ come un cane che si morde la coda.

Gli addetti ai lavori sono concordi nel definire questa versione chiavarese come quella con maggior dimensione interna, potendo alternare lunghi e mezzi lunghi a josa, giocare con il quintettone oppure con quattro esterni. Insomma, le soluzioni sono variegate e le possibilità di adattarle all’avversario di turno quasi infinite. A cominciare dall’Ardita rivale del sabato, squadra neopromossa dalla serie D finora ancora a secco di vittorie, ma capace di giocare a quei ritmi bassi che poco gradiscono i nostri. Occorrerà l’Aurora degli ultimi due quarti della gara con il Sestri, una buon mix di dedizione ed estemporaneità, per poter proseguire la striscia iniziale di successi ed avviarsi invitta  verso il big match  del PalaCarrino tra otto giorni, contro la corazzata Sarzana. Meglio non pensarci troppo. Vale il solito assioma: una alla volta.