C2: PICCOLA GUIDA NEL MONDO GIALLOBLU’ (con giaguaro e senza sestante)

Terzo posto. Sissignore, terzo posto, seppur condominiale con Ovada e Granarolo. Niente male il girone d’andata dell’Aurora, vero? Considerando le (basse) aspettative iniziali, il bilancio di 9-4 è ultra-positivo e suona come una elogio dell’arte di arrangiarsi, di grattare il fondo del barile di ciò che si ha a disposizione e di farlo fruttare. Tredici giornate vissute con il cuore in gola e spesso con la copia rosa del referto in mano, anche se non tutte le rondini fanno primavera. I 60.2 punti segnati per gara e la misera differenza attiva nel saldo con quelli subiti di +5 fanno alzare più di un sopracciglio e confermano la connotazione di squadra destinata a faticare assai per raggranellare i due punti contro chicchessìa. Andando nello specifico, infatti, il record nelle gare decise da 3 o meno punti di scarto arride all’Aurora con un sorprendente 6-1, complice la nemesi della sconfitta casalinga contro Rapallo per via del buzzer-beater dell’ex Tassisto. Qualcuno obietterà che possa trattarsi di questioni di fondoschiena ed è in parte verosimile, ma non si vincono i closer games in questa quantità solo con l’ausilio della dea bendata.

La realtà è che attorno a Gianluca Garibotto – leader spirituale ed emozionale – si è creata una chimica di squadra tetragona, dove ognuno porta il suo piccolo-grande contributo. Coach Marenco – non avendo avuto a disposizione cinque potenziali uomini da quintetto come Vercellotti, Podestà, Bianco, Melini e Toschi – ha saputo cambiar pelle alla sua formazione, forzandone il pragmatismo a livello di culto cestistico. Il fatto di aver violato campi come Sarzana e Sestri Levante,  due delle favorite del torneo, unito alle sei vittorie esterne in striscia aperta (dopo l’iniziale ko contro Tigullio), pone l’Aurora tra le meno desiderabili avversarie del campionato. I tre rovesci casalinghi con Cogoleto, Granarolo e Rapallo sono l’altra faccia della medaglia: i gialloblù non possono permettersi di andare in amministrazione controllata, anzi devono massimizzare il rendimento spalmandolo su tutti i 40′. Spesso la difesa consente all’Aurora di sopperire alle carenze offensive “congelando” il punteggio per larghi tratti  della partita, ma nei finali è sempre meglio arrivarci con un cuscino di punti un pò più sostanzioso.

Come è d’uso nelle due ultime stagioni, ripercorriamo con l’aiuto di qualche statistica il rendimento dei protagonisti in gialloblù, cominciando dal capitano.

 

GIANLUCA GARIBOTTO (20.8 punti per partita, 7.4 rimb., 68% ai tiri lib.) – Il concetto di franchise player si applica alla perfezione al numero 9 chiavarese, cuore ed anima di mille battaglie. Con 38 minuti circa di impiego medio a gara (e le ultime cinque giocate per 40′ filati) è uno dei giocatori più utilizzati del campionato. Essenziale, interpretativo ma più disciplinato, vero e proprio giaguaro sotto le plance, ha sempre la borsa degli attrezzi per il lavoro. Rendimento elevato (mai sotto la doppia cifra), ha maturato uno specimen difensivo di prim’ordine. Pilastro basilare.

STEFANO TERRIBILE  (11.2 p., 10.5 r., 42% dal campo) – Il secondo violino fattura una doppia doppia di media per allacciata di scarpe. Talvolta dona agli astanti flashes di giocatore dominante, talvolta ti interroghi per sapere se hai avuto le percezioni giuste. Da limare le palle perse (più di 3 di media), possiede mano educata dalla distanza e cuore romantico da esterno in uno chassis da giocatore interno. Qualche remora caratteriale lo ha limitato nella sua carriera, adesso prova ad uscire dal guscio. Certezza sempre più continua nel giardino-Aurora.

CESARE SCIUTTI  (9.2 p., 5.5 r., 1.7 assist) – Più minuti e più responsabilità per la point-guard gialloblù, divenuto un pretoriano fedele del coach. Percentuali in discesa, ma tutto quello che il tabellino non mostra: difesa (tanta), letture, coinvolgimento dei compagni. Nobile Cavaliere templare che elargisce cospicuo contributo a rimbalzo. Sta giocando un campionato di alto profilo e lo fa con continuità.

NICOLA TEALDI  (8.0 p., 4.7 r., 42% dal campo) – Il cagnaccio. Il liquidatore. Sguardo felino da leone di montagna, esce dal pino per occuparsi della difesa e provvede con competenza, mettendo altresì qualche stilettata dai quattro/cinque metri. L’ampio chilometraggio sulle spalle lo ha trasformato nel “venerabile Maestro” di casa Aurora. La media gittata delle sue conclusioni non gli procura eccessiva pericolosità nel pitturato (solo 20 tiri liberi tirati). Sempre al posto giusto. Chapeau.

STEFANO BOTTINO (6.3 p., 6.6 r., 3.4 falli) – Più rimbalzi che punti. Centro old style  che talvolta non intenerisce i fischietti, neanche in Cassazione. Ancora un pochino meccanico in attacco, talora sgancia autentiche molotov contro il tabellone. Ha fornito quattro escursioni oltre la doppia cifra, decisivo il suo apporto contro Ovada e Ospedaletti. Tutto ciò di cui c’è bisogno se sei in quintetto con Gabbo e Terry.

ANDREA STEFANI (2.7 p., 2.2 recuperi) – Occhio al dato dei palloni grassati, molti se parametrati sul minutaggio. Sesto uomo che ha tutto per recitare parti importanti, ultimamente sempre in campo nei finali arroventati. Saltatore irreale, se acquistasse  fiducia nei propri mezzi spiccherebbe il volo (e tutta l’Aurora con lui).

NICOLA PROVATIDIS (1.0 p.) – Con lui nello starting five, l’Aurora è 7 vinte e 1 persa. Il dato lo rende il talismano di coach Marenco. Discreto ball-handler e passatore nello stretto, soffre in difesa contro avversari più prestanti. Un pochino di pericolosità offensiva in più non guasterebbe. Giuria ancora riunita in Camera di Consiglio.

MASSIMILIANO BRICCOLO (1.9 p.) – Sette assaggi dei parquet per il Bric gialloblù, che ha il merito di aver messo qua e là qualche tripla. Microonda stile Vinnie Johnson della panchina-Aurora.

LEO BUCCINI (9 punti totali) – Promettente avvio di torneo, poi un pò in disparte causa forza maggiore. Speriamo possa dimostrare il suo valore nel ritorno.

GIACOMO SAMBUCETI (solo due giocate su 11 presenze a roster) è ancora al palo, anche se a Sestri ha fornito qualche minuto importante.

Ghiotto, Longinotti, Maiolo, Demartini e Bartolozzi hanno fatto capolino nei dieci almeno una volta ciascuno.